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    “Canta che ti passa” con gli Zen Circus

    Fotografia: Valeria Comerci
    Zen Circus
    Un rock asciutto e sfrontato quello del Circo Zen che ieri si è esibito a Roma, sul palco dell’Ippodromo delle Capannelle, scatenando un pogo festoso

    «Tutti viva qualcosa, sempre viva qualcosa». Con questa strofa cala il sipario di Rock in Roma sul palco che ha visto esibire gli Zen Circus, ieri, nella cornice dell’Ippodromo delle Cappanelle. E proprio quella vitalità è stato l’anello di congiunzione tra la band pisana e il suo pubblico: la carica trasmessa sul palco e, insieme, l’euforia di una folla che, sotto palco, non resiste al pogo hanno dato la giusta intensità allo show offerto.

    Sono le ore 22.00 quando la musica di sottofondo scema improvvisamente lasciando spazio a rumori di elicotteri e colpi di pistola, al pari di un vero conflitto a fuoco. È l’inizio delle “Terza Guerra Mondiale”pezzo di apertura del concerto. Loro, sfrontati e menefreghisti, mentre il mondo esplode, sono gli Zen Circus.

    Molte sono le regole da seguire ad un concerto ma per la band è valida solamente una: «più voi fate casino, più noi faremo casino». E in un’ora e mezzo, di brani che si susseguono ininterrottamente, loro lo fanno il casino, eccome. La line up è una miscela di pezzi tratti dal nuovo album e alcuni di repertorio, a celebrare il decennale dell’album Andate tutti affanculo, manifesto della loro poetica musicale – coerente, provinciale e indipendente – e i 20 anni di carriera.

    Cantano, urlano, sudano. Ci fanno divertire con intermezzi simpatici, ricordando le loro prime lezioni di canto, i concerti da strada, la vita di provincia, cantata in “Pisa Merda“, uno sfogo coscienzioso, sarcasticamente ironico, per disturbare appositamente i benpensanti. “Ragazzo Eroe, Ragazza Eroina“, e Nati per Subire sono l’etichetta e il ritratto del destino della condizione umana attuale, raccontata con rabbia, malinconia ma anche speranza.

    Andrea Appino – frontman di questo circo – e soci sono, per il conformismo musicale, quelli brutti e cattivi, politicamente scorretti e provocatori. Ma loro se ne fregano del giudizio, fedeli alla filosofia “la musica per la musica“, lontani da etichette e conformismi, sboccati ma sinceri, cinici ma provinciali: è così che dispiegano la loro indipendenza.

    Gli Zen Circus suonano per creare una simbiosi carnale con il loro pubblico, con uno sguardo sul mondo che vorrebbe essere sempre quello di “Vent’anni“, «dalla terrazza al mare, fino al centro sociale», con «tasche stracolme di cazzate orientali, ottimismo da spiaggia e coltellini speciali».

    La band toscana continuerà il suo tour estivo “Canta che ti passa” toccando molte città italiane.

     

    Ecco la scaletta della serata:

    La terza guerra mondiale

    Catene

    Vent’anni

    Non voglio ballare

    Il fuoco in una stanza

    Andate tutti a fanculo

    Ilenia

    La teoria delle stringhe

    Pisa merda

    I qualunquisti

    Canta che ti passa

    Sono umano

    Ragazzo eroe

    Ragazza eroina

    Figlio di puttana

    L’egoista

    L’amore è una dittatura

    Nati per subire

    encore

    L’anima non conta

    Fino a spaccarti due o tre denti

    Viva


    Le foto del concerto