fbpx

    Cannabis, il fenomeno si sta sgonfiando

    Fotografia: ansa

    di Laura Casarotti

     

    Tanti “paradisi artificiali” più potenti: la “canna” forse non è più un rito di passaggio

    Tante cose lette, tante parole mischiate a ricordi dei giovani zii e dei loro amici che negli anni 70, coi i capelli lunghi, i jeans a zampa e le camicie a fiori si fumavano le canne. Tra questi “fumosi” ricordi, compaiono il viso e gli scioperi di Marco Pannella e l’eterna lotta tra sostenitori e oppositori della

    liberalizzazione delle droghe leggere. Poi, la Legge 242 del 2016 cambia tutto. Forse. Compare la Cannabis Light, la versione innocua, la sorella buona della “droga”.

    Ho un po’ di confusione. La liberalizzazione della cannabis light che comporta? da che cosa ci si è liberati davvero? da che mostro, se era davvero un mostro.

    Con questi dubbi incontro il Dr. Camillo Smacchia, medico, uomo allegro e positivo. Da trent’anni si occupa di dipendenze, quelle toste, prima dirigendo numerosi SerD (Servizio Pubblico per le dipendenze patologiche) poi diventando nel 2018 coordinatore della Sanità Penitenziaria con sede nel carcere di Montorio e, cosa rara, rimane uguale, allegro e positivo.

    Quando gli chiedo di darmi il suo parere professionale ed umano sulla faccenda mi premette che, dato il tema così complesso e controverso, di interesse culturale e sociale oltre che medico, potrei trovare altri esperti che, direbbero esattamente l’opposto partendo peraltro dai medesimi presupposti. Mi spiega come la canapa indiana contenga moltissimi composti naturali e principi attivi che prendono il nome di cannabinoidi e tra questi, quelli che destano maggior interesse sono: Il THC (delta 9 tetraidrocannabinolo), in primis, perché psicogeno, cioè va ad alterare lo stato psichico della persona che ne fa uso e il CBD (cannabidiolo), che, pur avendo una composizione chimica simile, agisce in modo diverso, riduce gli effetti sulla mente della cannabis, funge da miorilassante, è blando antidolorifico e placa l’ansia.

    Nella cannabis light i due “ingredienti” vengono chimicamente dosati, abbassando il THC ed alzando il CBD, ovvero rimangono gli effetti non stupefacenti, diminuendo quelli psicogeni del THC. In ogni caso, Smacchia sostiene fortemente che tutti gli operatori sanitari devono monitorare e sorvegliare tutte le sostanze definite droghe. Le tentazioni più pericolose sono rappresentate dalla cocaina, dall’eroina che sta tornando assunta in vena, dal fentanyl, un oppioide sintetico che nel Nord Europa sta facendo disastri, ma anche dall’alcool che rimane la sostanza principe di accompagnamento e di esacerbazione dell’effetto di tutte le altre droghe.

    Nel mercato virtuale poi, possiamo comprare cannabis potenziate nel contenuto del THC, droghe sintetiche e tanti altri “paradisi artificiali” molto più po- tenti e allettanti della “semplice” cannabis. Di fronte a questo scenario, mi domando che valore abbia per un giovane oggi fumarsi una canna: rappresenta ancora un rito di passaggio, un’esperienza di socializzazione trasgressiva da condividere con il gruppo? Io rispondo di no, lo dico paradossalmente e con dispiacere ma, sfortunatamente, no. Non ha più quel significato simbolico poiché tutto si è trasformato.

    La società è psichicamente più fragile, i ragazzi sono più soli, più bisognosi e dipendenti, fanno fatica ad immaginare un futuro di cui essere protagonisti. E facendo un check dei miei giovani pazienti scorro velocemente nella mente quali sono i problemi che li fanno soffrire, che fanno vivere loro attacchi di panico, ansia, depressione: tra questi la cannabis rappresenta al massimo un cofattore. Interrogandoci sul senso di questa pseudo-liberalizzazione, io e il Dr. Smacchia abbiamo la sensazione che la sua messa in commercio e la sua libertà d’ac- quisto abbiano in un certo senso sgonfiato il fenomeno e che concentrarsi sui danni di questa tipologia di cannabinoide alleggerito dei suoi effetti stupefacenti o fare gli intransigenti possa solamente farci rischiare di corre- re dietro ad un problema che in qualche misura è stato assorbito dalla società attuale, oltrepassato da quei vecchi e nuovi pericoli su cui il nostro livello di attenzione si dovrebbe concentrare, per dare informazione , per fare una vera prevenzione che faccia sentire i ragazzi coinvolti con argo- menti veri e non con il terrorismo delle idee.

    Questo non vuol dire essere paladini della liberalizzazione della droga, anzi è far sentire tutti, specialmente i giovani, protagonisti della propria vita, una vita nutrita da conoscenza e coscienza.