fbpx

    Cancellati 7.400 spettacoli a causa del coronavirus

    Fotografia: Ansa foto
    Perdite per 10 milioni di euro in una settimana a causa della cancellazione di 7400 spettacoli. Gravi le perdite su tutto il settore, in particolare sugli artisti e i lavoratori. “La situazione è drammatica” ha dichiarato il presidente della Federvivo

    Sono 12 i morti per il coronavirus in Italia, l’ultima vittima è un uomo di 70 anni con altre patologie pregresse, risultati positivi sei minori in Lombardia. Il momento di crisi si riflette anche nel mondo dello spettacolo, i dati indicano che il settore ha perso circa 10 milioni di euro in una settimana a causa della cancellazione di 7.400 spettacoli.  “Abbiamo elaborato una stima, che ci pare cauta, basata su dati Siae” ha affermato Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo.

     Agis e Federvivo, hanno chiesto in una una lettera inviata al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, l’apertura di uno stato di crisi per il settore. “Auspichiamo che il ministro individui risorse integrative rispetto a quelle del Fus già stanziate nel 2020. Trattandosi di una situazione di crisi ci attendiamo che l’intero comparto non venga messo in ginocchio e che il governo faccia la sua parte”.

    “La situazione – dichiara Fonsatti – è abbastanza drammatica. Le regioni del Nord Italia interessate al contagio e quindi alle ordinanze co-firmate dal ministro della Salute e dai governatori da sole rappresentano ben più della metà del mercato dello spettacolo dal vivo. La ricaduta è quindi numericamente molto significativa”.

    In questo periodo i teatri del nord Italia ospitano diverse produzioni di compagnie provenienti da altre zone di Italia. Un altro fattore determinante è stato l’annullamento delle attività teatrali delle scolaresche. “E’ un bollettino di guerra”.

    Le ordinanze sono state emesse da tutte le grandi regioni del Nord, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, dalla Liguria alla Lombardia e all’Emilia Romagna. L’impatto economico oggi sembra circoscritto, ma “ciò che preoccupa – dice Fonsatti – è la prospettiva, la proiezione nel medio e lungo periodo, fino alla fine della stagione”

    Il direttore auspica ad un intervento dello stato e sottolinea l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica anche dopo aver superato questo momento di emergenza.