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    Black power, ecologia e inclusione, la moda lotta ancora

    Fotografia: Ansa

    Tanti quadrati neri a sostituire post e immagini sui social media, hashtag che accompagnano i movimenti di protesta, campagne di sensibilizzazione e prese di posizione. Dalla lotta contro il razzismo alla salvaguardia del Pianeta e alla difesa delle minoranze, la moda scende ancora una volta in piazza.

    Moda militante, incarnazione dei fermenti sociali e politici dei nostri tempi. Moda che cavalca e talvolta anticipa i sommovimenti subculturali, che annusa l’aria per capire il mondo che verrà e tradurlo in trend e prodotti, per abbracciare il proprio pubblico nella volontà di restare sempre attuale, sempre “sul pezzo”.

    Ma anche moda ideologica, che incarna una filosofia di vita rispettosa delle differenze, dell’ambiente, delle persone.

    Il movimento Black Lives Matter ha risvegliato le coscienze ultimamente un po’ sopite e dato una strigliata al fashion system, mettendo a nudo molti limiti e ipocrisie. Sull’onda delle proteste di piazza, molti brand si sono schierati a favore dei protestanti, hanno iniziato a pubblicare sui social media stories e post per sostenere la lotta al razzismo, hanno fatto un “mea culpa” ammettendo una disparità di trattamento tra impiegati di colori diversi e promettendo maggiore equità.

    Ecco allora tornare finalmente in copertina di molti magazine le bellissime Veneri Nere, sebbene siano passati 46 anni dall’apparizione di Beverly Johnson in qualità di cover-girl di una famosa rivista americana e paia incredibile che ancora si debba ricorrere alle proteste di massa per vedere tanta bellezza.

    Moda di protesta, rivoluzionaria, che vuole cambiare il mondo con l’intento di proteggerlo. Le trecce di Greta Thunberg sono ancora lì a ricordarci che la pandemia non ha cancellato il Global Warming e che lottare anche con le unghie e con i denti per una moda rispettosa dell’ambiente è necessario.

    Capostipite di tale atteggiamento ribelle fu Vivienne Westwood con le sue manifestazioni di protesta portate avanti negli anni con sfilate, slogan e soprattutto i suoi celebri nudi contro l’uso delle pellicce, seguita a ruota dalla nostra Marina Ripa Di Meana e dalle super top model anni 90 che posavano senza veli per un magnifico scatto a favore della campagna di sensibilizzazione della PETA.

    E poi ancora sostegno alla comunità L.G.B.T. contro ogni forma di omofobia, sostegno alle donne con il lancio e rilancio di varie campagne di femminismo più o meno velato.

    Insomma la moda è passerella, ma anche protesta di strada che sale alla ribalta sotto le luci dei riflettori. A volte in modo autentico, spesso per necessità di comunicazione, altre volte con un filo di ipocrisia. Ma, indipendentemente dalle motivazioni di fondo, la moda è, e rimane, specchio del nostro tempo