Andreco, l’ingegnere che racconta la natura attraverso l’arte

    Fotografia: Il green raccontato da Andreco (Shutterstock)

    Andrea Conte, nome d’arte Andreco, è un ingegnere ed artista celebre per le sue opere sul rapporto tra uomo e ambiente.

    Il trentanovenne romano – che si divide fra l’Italia e gli Stati Uniti – è il primo artista al quale sia mai stato permesso un murales sul Canal Grande a Venezia: 6 metri per 100, in vernici naturali, per denunciare i rischi dell’innalzamento delle acque. E’ stato anche l’unico invitato a parlare di Resilient city all’Open European Day di Bonn o il solo italiano a tenere corsi alla Floating University di Berlino. Un dottorato in Ingegneria ambientale, collaborazioni con l’Universita’ di Bologna e la Columbia di New York sul verde urbano e la gestione delle risorse, Talent Prize 2017 al Macro di Roma, ideatore del Climate Art Project per raccontare, tra arte e scienza, opere e performance, cause e conseguenze dei cambiamenti climatici: cercando una definizione per Andreco si continua a incappare in “ingegnere prestato all’arte”. Come fosse un’esperienza temporanea, prima o poi da restituire.

    E’ cosi’ che Andreco il 26 maggio sara’ tra gli artisti di Arcipelago Italia alla Biennale Architettura di Venezia, con un lavoro ancora top secret in collaborazione con lo Studio De Gayardon e Piccinini. Ma da oggi e’ anche protagonista a Plantae, progetto ideato da Climate Art Project e parte di Eureka! Roma 2018, con laboratori, conferenze, passeggiate didattiche nella capitale sul tema del verde urbano.

    Dopo tanti anni in giro – spiega – voglio occuparmi un po’ della mia città“. Cuore del progetto, la mostra De Herbis, a cura di Sara Alberani, che fino al 26 maggio lo vede protagonista alla Biblioteca Angelica, in un dialogo artistico-scientifico tra passato e presente. “La ricerca del bello – spiega – non mi è mai interessata. Il mio non è un lavoro figurativo, ne’ astratto, ma simbolico. Mi piacciono le immagini che hanno un’idea forte, le trasformazioni chimico-fisiche, i passaggi di materia. Ogni mia opera è un omaggio alla natura e ai suoi processi. Certo, dietro c’è un messaggio anche politico, seppur non diretto, perchè spero che abbia effetto su un dibattito più generale“.

    Questa volta al centro sono le piante e il loro ruolo nella lotta all’inquinamento urbano, con disegni realizzati ad hoc da Andreco, sculture di minerali e il suo Ramo di bronzo, accanto ad antichi volumi di botanica dell’Angelica, come gli Erbari di Gherardo Cibo del XVI secolo, l’Hortus Sanitatis, un incunabolo del 1491 e l’Hortus Romanus del 1772 di Giorgio Bonelli.

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