America’s Cup: Luna Rossa e Alinghi, la sfidante e la grande assente

Fotografia: Alinghi e Luna Rossa in un match race del 2006 (ANSA)

Luna Rossa progetta l’avvicinamento italiano all’America’s Cup mentre Alinghi, vincitore per due volte del trofeo, chiude a un suo possibile ritorno alla Old Mug.

Cagliari potrebbe essere una tappa fondamentale nell’avvicinamento di Luna Rossa alla Coppa America. Il team tricolore potrebbe scegliere il capoluogo sardo come base per testare in acqua le imbarcazioni per la sfida contro New Zealand ad Auckland nel 2021. Ci sarebbe anche un sogno non rivelato per scaramanzia ma fatto capire in qualche modo da Max Sirena, skipper di Luna Rossa: in caso di vittoria del sindacato italiano, la sede dell’America’s Cup potrebbe diventare proprio Cagliari. A maggio-giugno 2019 è previsto il varo della nuova barca e Sirena ha svelato qualche segreto: “Vogliamo vincere, con New Zealand ci sono stati anche degli ottimi rapporti professionali, ma ora siamo sfidanti e proprio in questi giorni stiamo ‘combattendo’ per definire i dettagli delle regole”. Lo skipper si aspetta una barca molto veloce: “Sarà importante l’ala che dovrà avere le caratteristiche e i vantaggi della rigidità, ma in realtà dovrà essere più morbida“.

Ernesto Bertarelli, patron di Alinghi e due volte vincitore della Old Mug nel 2003 ad Auckland e nel 2007 a Valencia, non ha nostalgia dell’evento: “Si cambiano le barche troppo spesso, già tre volte dal 2010, non c’è lo spirito giusto. La competizione è troppo sbilanciata sugli aspetti della progettazione piuttosto che sul fattore umano. Tra l’altro, a oggi i team iscritti all’edizione del 2021 sono pochi. Un’America’s Cup basata solo sullo sviluppo della barca è meno interessante di una in cui vengono valorizzati la squadra e il talento dei velisti che ne fanno parte. Noi di Alinghi adesso non ci pensiamo, ci concentriamo sul nostro team e sulla crescita dei giovani“. Al momento, il sindacato elvetico è impegnato nel circuito mondiale delle Extreme sailing series con i catamarani Gc32 e, sul lago di Ginevra, con i D35. “Noi – spiega Bertarelli – crediamo nelle regate sui catamarani, dove tutto succede molto più velocemente che sui monoscafi. Quasi non c’è il tempo di pensare a quello che fai. La velocità genera spettacolo che accresce l’interesse degli spettatori. Lo stesso succede nel calcio: se si guarda una partita del 1970, i giocatori sembrano fermi. In una partita della Champions di oggi, invece, il pallone e i calciatori non si fermano mai. Con i catamarani le regate hanno un altro ritmo, che cattura il pubblico, lo tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo e lo fa divertire“.

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