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    Agnese Fallongo: tanti premi a teatro, ora il cinema

    Fotografia: Agnese Fallongo (Azzurra Primavera)

    di Massimiliano Curti

    È un rapporto particolare, che definirei di amore-odio. Proprio qualche giorno fa parlavo con mio padre, classe ’52, di quanto sia cambiata la televisione negli ultimi cinquant’anni e di come l’esponenziale crescita dei programmi televisivi, legati all’intento di offrire una più ampia possibilità di scelta, non sempre abbia coinciso con una sorta di qualità ‘artistica’, a dire il vero quasi mai“.

    Foto di Manuela Giusto

    Da attrice ed autrice soprattutto di teatro, Agnese Fallongo ammette di avere un rapporto complicato con il piccolo schermo, pur avendo dimostrato sempre tutta la sua bravura anche in tv. “La deriva dei talent show potrebbe fuorviare il pubblico casalingo creando un vero e proprio misunderstanding riguardo a quello che io considero essere il lavoro dell’attore, simile più a quello di un artigiano che quotidianamente studia, crea, lima e aggiusta, e dove ‘la fama’ è una conseguenza e non un obiettivospiega a Maxim Italia l’artista romana, pluri-premiata per lavori teatrali come ‘L’alba che verrà’ e ‘La leggenda del pescatore che non sapeva amare’ – D’altro canto, però, la stessa televisione può rivelarsi uno strumento potentissimo per il conseguimento di una vera e propria riconoscibilità artistica, anche solo per il fatto che si possono raggiungere molte più persone in tempi decisamente più brevi di quelli teatrali. Mi piacerebbe dunque moltissimo ampliare la mia esperienza anche in questa direzione“.

    Dopo “Furore” e “La Mafia uccide solo d’estate”, Agnese Fallongo potrebbe a breve recitare in altre fiction di successo: “Al momento sono in quella fase che chiamo ‘sindrome da esito provino’… In altre parole, il momento immediatamente successivo al famoso ‘le faremo sapere’. A parte gli scherzi, sono in attesa di qualche risposta e, perché no? di qualche nuova proposta. Mi sono sempre dedicata principalmente al teatro ma, essendo una persona molto curiosa, è già un bel po’ di tempo che sento l’esigenza di cimentarmi più assiduamente di fronte alla macchina da presa, all’occhio che ruba i respiri. Così mi piace definirla“. Nel suo prestigioso curriculum manca il cinema: una scelta precisa oppure non è mai scattato il feeling con il grande schermo? “Una volta una mia docente di teatro mi disse che non sono gli attori a scegliere il cinema ma è il cinema a scegliere gli attori. La parte più testarda di me non ci ha mai voluto credere, pensando che la volontà giochi un ruolo importantissimo nelle vite di ognuno di noi. Eppure, dando adito a quella parte di squisita imprevedibilità che alberga nell’esistenza di ogni essere umano, diciamo che sono in attesa che si accorga di me e che se ne innamori. Mi piacerebbe moltissimo essere diretta dai registi che più amo: Emanuele Crialese, Matteo Garrone, Ferzan Ozpetek e, perché no, Alejandro Gonzalez Inarritu, in una visione più internazionale. Inoltre, vorrei fortemente trasformare in un film proprio il mio spettacolo ‘Letizia Va alla Guerra’, perché mi piace sognare in grande. Dico sognare perché lo scontro con tutto quello che è il mondo produttivo e il dietro le quinte di un set non è roba da poco, ma è anche vero che quando desideri fortemente qualcosa e ti metti in moto per raggiungerlo, nulla diventa inverosimile“.

    Agnese Fallongo è anche docente di Dizione Corso di Doppiaggio Base a Roma: ma è proprio vero che i doppiatori italiani sono i migliori al mondo? “Sicuramente il doppiaggio è un’eccellenza italiana. Dunque sì, i doppiatori italiani sono fra i migliori al mondo. Non si può dire sempre lo stesso dei doppiaggi, non tutti valenti o funzionali al film o alla serie di turno. A volte preferisco infatti guardarli in lingua originale“. In questi giorni è di nuovo al Teatro Della Cometa di Roma con “Letizia va alla guerra”, da lei scritto ed interpretato: “E’ un racconto tragicomico, di tenerezza e verità. Si tratta della storia di tre donne del popolo, irrimediabilmente travolte dalla guerra nel loro quotidiano, che si ritroveranno a sconvolgere le proprie vite e a compiere, in nome dell’amore, piccoli grandi atti di coraggio. Un vero e proprio omaggio alle vite preziose di persone ‘comuni’, che, pur senza esserne protagoniste, hanno fatto la Storia. Impreziosito da musiche e canzoni popolari eseguite dal vivo, prende vita un brillante, triplo ‘soliloquio dialogato’, che, pur nel suo retrogusto amaro, saprà accompagnare lo spettatore in un viaggio ironico e scanzonato. Mi piace definirlo uno spettacolo delicato che, pur raccontando uno spaccato drammatico della storia d’Italia, alterna tuttavia momenti di pura comicità ad attimi di commozione – conclude Agnese Fallongo – in un susseguirsi di situazioni dal ritmo incalzante in cui spesso una lacrima lascia il posto al sorriso“.