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    Achille Lauro tra Rolls Royce e Cadillac

     

    Anche se a Sanremo è arrivato “solo” al nono posto, è indiscutibile il successo mediatico di Achille Lauro riscontrato grazie al Festival e soprattutto grazie al suo amore per le macchine di lusso (nel suo album oltre alla ormai celebre “Rolls Royce”, è presente un altro brano dal titolo “Cadillac”, in aggiunta alle numerose citazioni dedicate agli autoveicoli costosi nei testi di molti altri suoi brani).

    “In generale credo che la macchina rappresenta un simbolo di successo, dietro “Rolls Royce” in realtà, al contrario delle critiche e delle polemiche che sono nate durante Sanremo, cioè dietro la parola Rolls Royce , che è ovviamente riferito al marchio di lusso delle automobili, per me si nasconde un mondo, come dietro a tutte le citazioni che ho fatto nel brano, perché in questo album abbiamo iniziato a svuotare,  creando non tante canzoni discorsive ma bensì tante immagini”. Questo è quello che mi racconta l’artista romano, classe 1990, diventato famoso qualche anno fa nella scena rap della Capitale, poi televisivamente parlando grazie a Pechino Express, dove a partecipato insieme al suo produttore Boss Doms, sempre presente nelle sue apparizioni pubbliche come nelle interviste, e adesso paladino di un genere musicale dal sapore vintage, un po’ rock e un po’ punk.

    “Abbiamo cominciato a lavorare a questo genere almeno un anno e mezzo fa, avevamo il pezzo Rolls Royce da un anno e mezzo prima di Sanremo, all’epoca non era stato pianificata la partecipazione al Festival. E’ stato il destino o l’allineamento dei pianeti che ha fatto succedere tutto ma che noi volevamo fortemente. La parola che ripetevamo più spesso mentre componevamo questo disco, questo nuovo genere musicale, questo nuovo rock an’ roll punk era sicuramente generazione, volevamo fare una cosa generazionale”.

    Come è stata questa apparizione in riviera?

    Pensiamo che sia stata una roba scioccante perché abbiamo spiazzato, loro pensavano, cioè la gente si aspettava da noi un percorso comunque basato sulla trap o il rap, sull’ underground, o che comunque avessimo portato una di quelle robe lì,  oppure un pezzo d’amore, e invece non è stato né il pezzo d’amore, né la roba trap, o quella rap, è stata tutta un’altra cosa e quindi secondo me è stato l’effetto shock la forza di questo nostro Sanremo.

    Non solo il brano sanremese anche il tuo album ha spiazzato un po’ tutti.

    Abbiamo voluto ripescare gli anni a cavallo tra i 60 e i 70 come si intuisce dal titolo, un epoca importante perché oltre ad aver partorito gli artisti citati nell’album, che rappresentano un monumento del pianeta, gente che ha partorito dei dischi che ancora oggi vendono dopo cinquant’anni. Penso che sia stata un’epoca di grande espressione artistica, di voglia di cambiamento, di voglia di sentirsi liberi. Ed è quello che vogliamo rappresenti il nostro disco, la nostra voglia di cambiamento e di fare quello che volevamo, una nuova minestra insomma.

    Il singolo 1969 che dà il titolo al disco hai detto che ricorda un po’ Rino Gaetano.

    Si e di questo sono contento perché essendo io romano, oltre tutto proprio dello stesso quartiere di Rino Gaetano, spero proprio che diventi un successo apprezzato da tutti. E’ un brano per la mamma ma un po’ spavaldo, è un brano alla “fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” simpatico.

    I testi come quello di “Roma” si avvicinano ai racconti di Pasolini sulla capitale, ti ci ritrovi?

    Ti ringrazio, è un onore, pensiamo che appunto ci voleva in questo momento, in questo album nuovo, un brano che parlasse di quello che abbiamo vissuto noi, la Roma che abbiamo vissuto, e anche un brano tributo alla nostra città, che ci ha alla fine cullato, messo alla prova e reso quello che siamo oggi.

    In questo momento la scena musicale romana gode di buona saluta anche grazie a te.

    Io credo che musicalmente parlando noi facciamo decisamente un altra cosa rispetto alla scena romana, ma è vero che in questo periodo storico c’è una bella presa creativa a Roma e nella musica italiana in generale e non solo. Io credo che una città cosi grande e anche in parte mal gestita forse porti i ragazzi appunto a voler dire qualcosa, e il modo più facile per farlo è prendere carte e penna e scrivere. Roma in questo momento ha una bella prestanza artistica in Italia.