Addio Ermanno Olmi, gigante umile del cinema italiano

Fotografia: (Foto Shutterstock)

Muore Ermanno Olmi, simbolo e indiscusso protagonista del cinema italiano, colui che ha raccontato, arrivando proprio a tutti, le radici del nostro Paese. Il consiglio: le cinque pellicole da scoprire -o riscoprire- per apprezzare al massimo la grandezza di un fuoriclasse.

 

Si è spento, all’età di 86 anni, Ermanno Olmi, il regista bergamasco di nascita ma altopianese di adozione deceduto la scorsa notte all’ospedale di Asiago, confortato dai suoi affetti, i figli Andrea e Fabio e la moglie Loredana. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Sentito il cordoglio del mondo istituzionale, politico ed artistico. “Esempio di cultura e di vita”, commenta il premier Paolo Gentiloni su Twitter; “un gigante del cinema italiano ed intellettuale profondo”, il ricordo del ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, mentre il presidente Paolo Baratta, a nome di tutta la Biennale di Venezia, ricorda come Olmi, attraverso il suo cinema di grande poesia e sempre ispirato da intenso umanesimo cristiano, si sia rivolto spesso con amore e partecipazione alla vita degli umili”.

Nato a Bergamo, nel 1959 debutta sul grande schermo con il lungometraggio “Il tempo si è fermato”, storia incentrata sull’amicizia fra uno studente e il guardiano di una diga e ambientato nell’isolamento e nella solitudine dell’alta montagna. Profondamente legato alle proprie origini rurali e modeste, privilegia i sentimenti delle persone “semplici”, il rapporto con la natura, e spesso offre uno sguardo sulla solitudine e sulle sue conseguenze, da qui la scelta di lavorare con attori non professionisti. Due anni dopo grazie a “Il posto” (prodotto dalla casa di produzione 22 dicembre, fondata dallo stesso Olmi con un gruppo di amici) ottiene ottime recensioni da parte della critica. Il film ruota intorno alle aspirazioni di due giovani alle prese con il loro primo impiego. La pellicola si aggiudica il premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia del 1961. Nel successivo film, “I fidanzati” (1963) si ritrovano ancora l’attenzione al quotidiano, alle cose semplici della vita, alle vicende del mondo operaio; il tutto intessuto da una vena intimista. Gira in seguito “E venne un uomo” (1965); un’attenta e partecipe biografia di Papa Giovanni XXIII, nella quale non si lascia trascinare da scontati agiografismi. Ma è nel 1977 che Olmi realizza quello che molti considerano il suo capolavoro assoluto, “L’albero degli zoccoli” (1978), che si aggiudica la Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio Ce’sar per il miglior film straniero. Il film getta uno sguardo poetico, ma allo stesso tempo realistico, privo di sentimentalismi, al mondo contadino, l’ambiente nel quale Olmi è nato e cresciuto e al quale è sempre rimasto legato.

Si trasferisce da Milano ad Asiago, dove da quel momento risiederà. Nel 1982 a Bassano del Grappa fonda la scuola di cinema, Ipotesi Cinema. Sempre nel 1982 dirige “Camminacammina”, allegoria sulla favola dei Re Magi. Dopo una dura lotta contro una grave malattia, la sindrome di Guillain-Barrè, che lo tiene a lungo lontano dai riflettori, nel 1987 Olmi dirige “Lunga vita alla signora!”, premiato al Festival di Venezia con il Leone d’Argento. L’anno seguente si aggiudica, invece, il Leone d’Oro grazie a “La leggenda del santo bevitore”, basata sull’omonimo racconto scritto da Joseph Roth adattato da Tullio Kezich e dal regista stesso. A differenza delle altre, si tratta di una pellicola per il mercato internazionale, girata in inglese e interpretata dall’olandese Rutger Hauer. Oltre al premio della rassegna lagunare, il film vince quattro David di Donatello.

Ecco le cinque pellicole imperdibili per apprezzare al massimo la grandezza di questo grande regista il cui nome è scolpito nella storia del cinema italiano:

1.“Il tempo si è fermato” – è il 1959 quando Ermanno Olmi debutta alla regia con un film che racconta l’amicizia fra il guardiano di una diga e uno studente. La pellicola, ambientata in alta montagna, fra solitudine e paesaggi mozzafiato, mostra già lo stile inconfondibile del regista, legato alle sue radici rurali e impegnato a raccontare la quotidianità di “persone semplici” e il rapporto dell’uomo con la natura.

2. “L’albero degli zoccoli” – nel 1978 Ermanno Olmi realizza il suo capolavoro più grande: “L’albero degli zoccoli”. Nella pellicola racconta quel mondo rurale che gli è tanto caro utilizzando il dialetto bergamasco. Gli attori scelti per recitare nel film, ancora una volta, sono persone comuni e non professionisti del settore. Il lungometraggio vince la Palma d’oro al Festival di Cannes e il Premio César come miglior film straniero.

3. “Lunga vita alla signora!” – nel 1987 dopo aver lasciato per un lungo periodo il mondo del cinema a causa di una malattia, Ermanno Olmi torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di una cena in un castello. Un ritorno in grande stile con la vittoria del Leone d’Argento a Venezia.

4. “Il segreto del bosco vecchio” – nel 1993, Ermanno Olmi sceglie Paolo Villaggio come protagonista del film tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati. Una storia delicata, tragica e romantica, che svela tutto il talento di Villaggio.

5. “Cantando dietro i paraventi” – è del 2003 questo film davvero fuori dal comune, dove racconta vicende epiche di pirati in una Cina senza tempo. Il protagonista è Bud Spencer. La pellicola viene osannata dalla critica ed è considerata uno dei migliori film di Ermanno Olmi.

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