Vino e agroalimentare italiano decollano all’estero

Fotografia: Made in Italy protagonista sulle tavole straniere (SHUTTERSTOCK)

Vola l’export di vino italiano all’estero. Dopo la notizia che nel primo bimestre 2018, il vino italiano negli Stati Uniti è cresciuto in valore del 3,8%, contro il +3,4% della Francia, arrivano nuovi dati positivi, questa volta dalla Norvegia. Una ricerca, condotta dal consorzio di promozione ‘I Vini del Piemonte’ e dal dipartimento di Scienze Agrarie dell’Universita’ di Torino e presentata oggi ad Alba con il supporto di Unicredit, rivela un valore pari  a 279 milioni di euro, per i vini rossi italiani, contro i 91 milioni di Francia e Spagna. La quota di mercato è arrivata al 42%, con un incremento del 6% rispetto ai dati del 2010.

Anche il comparto agroalimentare tricolore decolla all’estero. Secondo un report di Assocamerestero, le esportazioni agroalimentari Made in Italy nell’area commerciale degli Stati Uniti, Canada e Messico sono aumentate del 14,5% rispetto a un anno fa.

L’area Nafta è il primo riferimento per il food&beverage del nostro Paese fuori dal vecchio continente, con un valore delle esportazioni pari a 4,8 miliardi di euro nel 2017 e una quota del 14,2% sul totale dell’export agroalimentare. Assocamerestero fa presente inoltre che gli Stati Uniti e il Canada sono tra le prime 10 destinazioni dell’export di Dop e Igp, con il 12,4% delle esportazioni dei prodotti certificati.

Si precisa infine che vino e altre bevande rappresentano circa la metà delle vendite in questi due Paesi (rispettivamente 45,9% e 50,3%) e il 39,6% di quelle in Messico. Tra i prodotti più venduti in Nord America c’è l’olio con una quota del 13,5% e del 12% circa, seguito dai condimenti e prodotti della confectionery e i piatti pronti (13,1% e 12,0%).

Un grido d’allarme, invece, arriva dal Consorzio Vino Chianti. L’Italia del vino rischia di essere esclusa dai fondi Ocm (Organizzazione comune mercato vitivinicolo) e quindi dai programmi europei di promozione all’estero, per i prossimi cinque anni a causa di un’interpretazione di una norma richiesta dalla Spagna che ha generato il panico: nella programmazione 2018-2023 i produttori vinicoli europei non potranno accedere ai programmi di promozione in quei paesi dove si sono svolte attivita’ da cinque anni.

 

 

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