Playstore, problemi di privacy e app malevole

 

Giornata intensa per il Play Store di Google, tra problemi di privacy e app indesiderate. La prima stoccata è arrivata dal Washington Post: uno studio della testata condotto su 6.000 app gratuite ha rilevato che molte di queste raccolgono dati personali di bambini sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori. Dopo il recente scandalo che ha investito Facebook, il tema della privacy scotta; immediata, dunque, la replica dell’azienda di Mountain View che in una nota ha precisato: “Prendiamo in seria considerazione lo studio, di cui stiamo esaminando i risultati. Proteggere i bambini e le famiglie è una priorità assoluta e il nostro programma Designed for Families richiede che gli sviluppatori rispettino requisiti specifici che vanno ben oltre le norme standard di Google Play. Se un’app risulterà violare le nostre policy, prenderemo provvedimenti. Apprezziamo sempre il lavoro che i ricercatori svolgono nel contribuire a rendere l’ecosistema di Android più sicuro“.

Problemi di privacy ma non solo. I ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale, hanno individuato 35 app che avevano l’unico scopo di mostrare annunci indesiderati e avvisi fasulli, contrariamente allo scopo annunciato nella presentazione. Per anni, i sistemi di sicurezza di Google non hanno rilevato le app malevole, che si mascheravano grazie a statistiche interessanti sul Play Store, in alcuni casi segnando oltre 6 milioni di installazioni totali. In una nota ESET ha sottolineato che “è verosimile che non tutte siano installazioni reali, poiché è molto probabile che a effettuare questi download siano dei siti generati automaticamente, i cosiddetti bot, che successivamente pubblicano recensioni positive migliorando le valutazioni dei rispettivi programmi”.

 

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