Tallonite. Plantare universale o ad hoc?

Fotografia: Shutterstock

Camminate, corse, partite di calcetto. Gli anni passano ma voi vi sentite sempre al top, finché un giorno, senza il minimo preavviso, arriva lui: il maledetto dolore al tallone. Un fastidio iniziale che mano a mano si intensifica e vi accompagna ad appendere la scarpa da ginnastica al chiodo per un bel po’. Così la tallonite arriva indisturbata rovinando le ormai consolidate abitudini sportive di tanti.

Quest’infiammazione che causa un dolore localizzato sotto il calcagno, può essere secondaria all’infiammazione di un’altra parte del piede (fascite plantare o borsite) o ad altre condizioni, come il sovrappeso, ma la causa principale è sempre una: troppe sollecitazioni. Proprio per questo è tipica dello sportivo. 

I rimedi? Riposo, antinfiammatori per chi può permetterseli e comunque senza esagerare e, in aiuto, plantari per alleviare i microtraumi. Ridistribuendo la pressione dal tallone all’arco del piede, i plantari possono ridurre il dolore. Mentre altre possibilità terapeutiche sono l’iniezione di corticosteroidi o l’utilizzo di nastri per alleviare la pressione sul tallone.

La buona nuova è che, secondo uno studio pubblicato dal British Journal of Sports Medicine, i plantari universali comunemente venduti in farmacie e parafarmacie non sarebbero meno efficaci dei più costosi “parenti” personalizzati, anche se impiegherebbero un po’ più di tempo per regalare comfort a chi li porta.

Per la ricerca, coordinata da Glen Whittaker, ricercatore alla La Torbe University di Victoria, in Australia, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 19 studi pubblicati per un totale di 1.660 partecipanti. Dai risultati sarebbe emerso che gli inserti ortopedici avrebbero funzionato leggermente meglio di quelli universali nel ridurre il dolore, dopo essere stati indossati per qualche tempo, da circa sette a 12 settimane. Nello stesso periodo, i plantari personalizzati avrebbero funzionato un po’ meglio nel ridurre il dolore del tallone, ma la differenza sarebbe stata minima.

Inoltre, secondo gli autori, non ci sarebbero benefici per un uso inferiore alle sei settimane o superiore alle 12. “La nostra ricerca suggerisce che i plantari siano una valida opzione per il trattamento del dolore al tallone – afferma Whittaker – Inoltre, prima di tutto si dovrebbero utilizzare le protesi universali per passare poi, eventualmente, a quelle personalizzate, qualora le prime non funzionassero”, precisa il ricercatore australiano.

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