Sardegna, nuovi modelli di ospitalità

Fotografia: Lo splendido mare sardo (Shutterstock)

La Sardegna è una terra amata dai turisti. Un italiano su due (45,3%) ha già visitato l’isola: il 73,1% da una a tre volte per trascorrere una vacanza. Dall’enogastronomia al design, passando per il mare, la Sardegna è una metà ‘sicura’ e le strutture ricettive si stanno organizzando per potenziare l’offerta turistica.

Il condhotel, le prime colazioni fatte in casa e non più servite solo come prodotti confezionati, lo Iun (Identificativo univoco numerico) che certifica l’iscrizione nel registro delle strutture extralberghiere regolari, la partecipazione di soggetti privati, come le società di gestione degli aeroporti, al Dmo (Destination management organization), cioè al braccio operativo dell’assessorato che ha il compito di promuovere il brand Sardegna. Sono i nuovi modelli di ospitalità, programmazione e controllo nel sistema turismo Sardegna introdotti da una nuova legge di quattro articoli – approvata dal Consiglio – che integra quella più generale varata lo scorso anno.

Il condhotel è già previsto dal decreto Salva Italia: è una forma di ricettività molto diffusa all’estero. In pratica consente agli albergatori di vendere una parte della struttura ai privati che potranno utilizzarla sia per le proprie vacanze sia per affittarla ad altre persone, usufruendo dei servizi dell’hotel. A differenza delle camere, però, questi spazi dovranno essere dotati di una cucina e non è necessario siano nella stessa struttura dell’albergo, ma a una distanza massima di 200 metri.

Per quanto riguarda lo Iun, si tratta di una norma molto attesa a garanzia della clientela e di chi opera in modo regolare. Il provvedimento approvato dal Consiglio prevede ulteriori controlli contro l’abusivismo e facilita la verifica dei flussi extra alberghieri grazie all’introduzione della locazione occasionale a fini ricettivi, che va comunicata al Comune di appartenenza con l’indicazione del periodo di disponibilità e l’assegnazione dell’identificativo unico numerico.

Non passa, invece, la norma che fissava al 35% la percentuale ammissibile di case mobili all’interno dei campeggi. Un emendamento, su cui la Giunta è stata battuta in Aula, ha ripristinato il 25%.  La riduzione della percentuale non ha incontrato i favori del Faita FederCamping Sardegna. “Apprendiamo con stupore e sconcerto il voto favorevole alla riduzione – ha detto il presidente Giuseppe Vacca, a nome delle 46 strutture ricettive all’aria aperta che rappresenta – questa è una sconfitta per l’economia sarda: rappresenta un macigno sulle nostre aziende, strutture ricettive sane a cui viene ostacolata la possibilità di fare business, di crescere e di competere con le altre strutture ricettive nazionali e internazionali“.

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