ll rischio di Alzheimer dipenderebbe dal grado di intelligenza

Fotografia: Alcune patologie dipenderebbero dal QI? (Shutterstock)

Il cervello, le sue funzioni e le potenzialità sono ancora in gran parte un mistero per l’uomo e si moltiplicano gli studi che cercano di decifrare comportamenti e malattie.

Recentemente sono stati scoperti quasi mille nuovi geni dell’intelligenza e 500 geni legati a una personalità ‘nevrotica’, che è di per sé collegata al rischio di soffrire di depressione e schizofrenia.

Il ‘bottino’ di nuove conoscenze dei geni che regolano le funzioni cognitive e in parte l’indole individuale si deve a Danielle Posthuma dell’università Vrije di Amsterdam ed è frutto di due studi pubblicati entrambi sulla rivista Nature Genetics.

Posthuma e colleghi hanno eseguito test di intelligenza e analisi genetiche su oltre 250.000 individui, trovando 190 nuove regioni del genoma e 1016 geni – di cui 939 non conosciuti prima – che sono associati con differenze individuali nell’intelligenza. Per di più, sulla base di questa analisi genetica, gli autori hanno ipotizzato che all’aumentare dell’intelligenza individuale si riduce il rischio sia di Alzheimer, sia di deficit di attenzione e iperattività (ADHD), insomma c’è un collegamento genetico tra grado di intelligenza e rischio di queste due malattie. Nel secondo studio l’esperta ha coinvolto quasi mezzo milione di individui e con questionari ha ‘decifrato’ la personalità di ciascuno, oltre a compiere le analisi genetiche sul loro Dna. Così facendo l’esperta ha collegato almeno 500 nuovi geni a una personalità tendente al nevrotico e ha constatato che tali geni si distinguono in due sottogruppi, uno che risulta già collegato a rischio di depressione, l’altro al rischio di ansia.

Con questi due ampi studi di genetica ampliano notevolmente le conoscenze in neurobiologia e genetica delle funzioni cognitive, con possibile impatto anche sulla comprensione di malattie diffuse come l’Alzheimer.

 

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