Gli Iron Maiden stregano Milano

Fotografia: Un momento del concerto di Milano (ANSA)

Dal 1975, gli Iron Maiden sono la band più rappresentativa del metal, un gruppo che ha saputo unire diverse generazioni appassionate di questa musica.

Pazzi scatenati, provocatori, adrenalinici e ancora straordinari strumentalmente, visivamente e vocalmente con il front-man Bruce Dickinson magnetico e indemoniato con un canto altissimo quasi urlato e operistico che resiste intatto nel tempo: la coerenza degli Iron Maiden, leggenda vivente del metal, ha conquistato i fan, ieri sera, al Galoppatoio dell’Ippodromo nell’ambito del Milano Summer Festival tappa del ‘Legacy of The Beast European Tour 2018‘.

Davanti a oltre 20 mila persone, Bruce e compagni non si sono fatti mancare nulla (anche dei frequenti ‘fuck Milan’ che sono stati ricambiati da urla e salti di gioia) e un dialogo continuo con vecchi e nuovi aficionados. A sottolineare l’orgoglio brit, l’esordio è stato con ‘Aces High’, canzone guerreggiante non a caso introdotta dal celebre discorso di Churchill dopo la disfatta di Dunkerque (l’orazione “Combatteremo sulle spiagge”). Quindi su un mega-palco contornato da grandi schermi – con una scenografia che ha alternato figure fantasiose e orrorifiche, angeli della morte, colorate vetrate in un contesto dark di basiliche e chiese a sottolineare la ossimorica spiritualità del loro sound e l’immancabile minacciosa mascotte gigante Eddie – a ritmo irrefrenabile la band ha proposto, fra l’altro, ‘Where Eagles Dare’, ‘2 Minutes to Midnight’ canzone di protesta contro il terrore di una guerra nucleare, ‘The Clansman’, ‘The Trooper’ rievocazione storica dal passo militarista, ‘Sign of the Cross’ e l’immancabile paranoide ‘Fear of the Dark’. Quindi lo scontro tra Bene e Male di ‘The Evil That Men Do’ (titolo che cita il Giulio Cesare di Shakespeare) e l’ultima preghiera di un prigioniero in ‘Hallowed Be Thy Name’. Grande finale con la mitica e furiosa ‘Run to the Hills’, lo scontro tra invasori e villici, fra il tripudio del pubblico per uno show con che ha ripercorso, come tradizione, un immaginario satanico apotropaico per evocare i più profondi terrori umani ed esorcizzarli.

Steve Harris, il principale compositore, tastierista e bassista del gruppo heavy metal, il chitarrista dalla diteggiatura veloce e legata Dave Murray, insieme con Adrian Smith e Janick Gers, anche loro alle chitarre, e il batterista Nicko McBrain hanno dato una prova non inferiore al vocalist Dickinson. Ora gli Iron Maiden sono attesi il 17 luglio a Trieste, in Piazza dell’Unità d’Italia.

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